Forcing dei medici di base, ora si stringe sui vaccini: oltre ai centri comunali anche servizi a domicilio e ambulatori

FERMO – Si è messa in moto la macchina da guerra dellada parte dei medici di famiglia dell’Area vasta 4. Già ieri in alcuni ambulatori sono arrivate le prime dosi. Priorità alle somministrazioni domiciliari agli ultraottantenni più fragili, che non hanno potuto recarsi nei centri vaccinali, nonché a quelli che non sono riusciti a prenotarsi sulla piattaforma e quindi sono rimasti fuori dalle prenotazioni.

Poi a scalare si passerà ai soggetti fragili, ovvero con patologie più importanti, di fasce di età inferiori, proseguendo con i criteri stabiliti dal protocollo nazionale. La medicina di famiglia, per dare massima efficienza, ovunque si sta organizzando attraverso le equipe territoriali, in modo da poter snellire e velocizzare le operazioni. Infatti si stanno delineando dei piccoli centri vaccinali organizzati dai medici di famiglia.

Quelli che già lavorano in modo aggregato su una stessa sede adeguata, sono pronti ad effettuare i vaccini sul posto, altri hanno chiesto ai vari Comuni strutture pubbliche dove poter organizzare le operazioni. Così a Monte Urano, a Porto Sant’Elpidio (ne riferiamo nell’altra pagina), per l’equipe di Porto San Giorgio il palazzetto dello sport, come pure a Pedaso, a Fermo una parte del centro vaccinale, che aprirà il 7 aprile nella scuola elementare Don Dino Mancini, sarà riservata ai medici di famiglia della città.

Anche ad Amandola la gestione delle vaccinazioni territoriali avverrà tramite i professionisti della medicina di gruppo, che vede attualmente la presenza di 4 medici, visto che gli altri 2 in pensione non sono stati sostituiti, di cui uno di Amandola e gli altri tre di Montefortino, Montefalcone Appennino e Montelparo, con assistiti distribuiti su tutta l’area montana. Questi medici si occuperanno di vaccinare anche quei 5-600 assistiti che sono rimasti senza medico di base dopo il pensionamento, dal primo marzo, di Fiori.

«Siamo ad una vera svolta – dice Paolo Misericordia, segretario provinciale Fimmg di Fermo – e in questo modo tutti i cittadini troveranno nella loro prossimità un’attenzione, una disponibilità massima per poter essere vaccinati prima possibile senza doversi oltretutto spostare molto per raggiungere il posto di vaccinazione. Ora dipende tutto dalla disponibilità dei vaccini». Al momento vengono utilizzati quelli di Moderna, dedicati agli over 80 fragili e agli altri di altre fasce di età considerati estremamente vulnerabili in base a patologie definite, nonché AstraZeneca sia per quelli con più di 80 anni ma in buona salute e le altre fasce di età. I domiciliari saranno avvisati a casa prima dell’effettuazione della vaccinazione.

«Conosciamo già bene la scala delle priorità poiché ognuno di noi ha il quadro clinico dei propri assistiti – continua Misericordia – mentre l’aspetto più pesante e fastidioso è quello burocratico, con ben 4 fogli da riempire per ogni assistito». Riguardo agli assistiti domiciliari, specifica Franco Rossi della medicina di gruppo di Amandola, stiamo facendo una mappatura di collocazione nel territorio, in modo da poterci muovere in ogni uscita in base agli abitanti più vicini tra loro. Infatti ogni fiala di vaccino contiene 11 dosi che, una volta scongelate, devono essere iniettate entro 6 ore.

Il Comune di Amandola metterà a disposizione uno spazio per l’organizzazione delle vaccinazioni da parte dei medici della medicina di gruppo che potrebbero svolgersi in parallelo con quelle del centro vaccinale di Amandola attualmente in funzione. Inoltre il Comune è disposto a pagare l’assicurazione per i medici in pensione che si rendono disponibili per le vaccinazioni.

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